Martedì, 18 Aprile 2017 19:50

A Roma numerosi edifici vecchi sono a rischio

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Roma e i suoi edifici corrono un grosso rischio. A lanciare l’allarme è l’ordine degli ingegneri romani, che ha trovato oggi spazio fra le colonne de Il Tempo.

A Roma 8 case su 10 sono a rischio crollo

L’80% degli edifici della Capitale conta più di 80 anni e terremoti, frane e smottamenti potrebbero causare gravi danni e addirittura crolli. La discussione su quanto il patrimonio di Roma sia fragile di fronte alle intemperie non è nuova, se ne era parlato a lungo nel 2014 quando grosse quantità di pioggia avevano causato danni ed eventi franosi. Le zone più a rischio, secondo gli esperti, sono 20 e sono comprese fra il centro storico e l’Eur.

A Roma l'80% delle case ha più di 80 anni

Anche se in un documento del 2014 si parlava addirittura di 350 aree in pericolo. Se a Milano è già stato strutturato un piano di interventi per la manutenzione e il recupero degli edifici più vecchi, a Roma questo manca e ciò implica rischi che crescono di anno in anno. Gli esperti raccontano di come nelle 20 zone rosse, fra cui Monte Mario, Monte Ciocci e Parco del Pineto, il rischio idrogeologico deriva non solo dall’età degli immobili, quanto anche dagli interventi dell’uomo sul territorio. In alcune aree, per esempio, si sono scavate in passato cave di tufo o di argilla per costruire mattoni. Questo porta il terreno ad essere quasi cavo e a non reggere il peso degli edifici come un tempo. Se a ciò si aggiungesse una quantità abbondante di precipitazioni, il rischio frana è altissimo. Una situazione allarmante su cui si torna a puntare il dito in attesa di provvedimenti che rendano il prezioso patrimonio capitolino sicuro e stabile.

Secondo Il Tempo, la Città eterna continua a non voler ascoltare i ripetuti allaemi lanciati dai tecnici negli anni. L'ultimo risale al 2014 ed è stato redatto dal servizio geologico Ispra e dall'Ordine dei geologi del Lazio. Il dossier parlava di 350 zone interessate da movimenti franosi. Colline che si frantumano, vecchie cave che sprofondano, fino alle mura della Roma antica che non reggono più i pesi che un tempo riuscivano a sopportare. La "bomba idrogeologica" nel quadrante nord-ovest A causa della consumazione del suolo e delle modifiche apportate dall'uomo, la "bomba idrogeologica" sarebbe pronta a esplodere nella zona nord-occidentale, in particolare nelle aree collinari del Parco de Pineto, Monte Mario, e Monte Ciocci.

Pioggia, insieme a incuria e mancanza di prevenzione sono i fattori in grado di attivare fenomeni franosi su una ventina di siti in tutta la città. E quando si registrano precipitazioni straordinarie i versanti più scoscesi delle alture si attivano e diventano fuori controllo. Sotto osservazione anche la zona di Gregorio VII (via Piccolomini, via Roverella e via di Pietro, tra Gregorio VII e Monte Verde).

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